IVª EDIZIONE CONCORSO NAZIONALE DI POESIA

I vincitori della IVª edizione

1° Classificata
Silvia Sillano – Il solstizio dei tigli

Questa insistenza dei tigli,
all’arrivo di giugno:
spire di fiori caduchi
serpeggiano nella sera
ancora chiara del solstizio.
Portano il profumo giallastro
e mortale di mille e mille petali
sfatti.

Il fato della bellezza
in pallide corolle
a terra calpestate,
che inebriano e ammorbano.
E ancora cantano dolcezza
e fine.

Il commento della giuria

C’è un alternarsi di luci e di ombre nella lirica IL SOLSTIZIO DEI TIGLI, e un accenno di ossimoro nella sera ancora chiara bene rende l’eterno andirivieni dei contrasti:
nascere e morire, accendersi e spegnersi, germogliare e sfiorire.
Così è la vita, bella e terribile, appassionante, logorante, ma preziosa, desiderata e invocata sempre. Intensamente evocativa è la poesia del tiglio, anzi dei tigli. Chi può esimersi dal ricordare la magia ammaliante e dolce di certe note inebrianti che abbracciavano le notti estive? Ed era quasi stordimento, promessa di serenità, incanto, armonia. E ora è un invito a cogliere la bellezza nelle cose e nella natura, invito, che al di là del portare a ripiegamenti nostalgici sul passato, chiama a godere del reale fascino dell’oggi, della concreta magia del qui ed ora, hic e nunc.
Piace e cattura la delicatezza cromatica della sineddoche che cantando di mille e mille petali dipinge l’immagine viva di un’esplosione fiorita.
E ancora si apprezza l’intensa sinestesia che, intrecciando piani sensoriali diversi, vista e olfatto, ci parla di profumo giallastro e dell’inebriare di pallide corolle; corolle che si inebriano e, anche nello sfiorire, cantano.
Un’ode alla vita, all’intensità del presente, alla bellezza.

2° Classificata
Mary Porreca
Tessuto vivo

Non sono più sorella.
Ma ti sento ancora
nelle tasche,
nelle cuciture storte
dei miei giorni.

Sei il tessuto morbido
e la piega che non so stirare,
l’abitudine che non si lascia disfare.

Ti porto nei ricami dorati,
nelle cuciture lente,
nei bottoni che ci legano.

Non voglio spogliarmi
e restare nuda.
Le sorelle
non si scuciono.

Rimangono come fili tirati
che non tornano
mai a posto,
ma restano lì,
a sfiorare le mani
quando passi.

Il commento della giuria

Essere arazzo incompleto, mancante di un filo,
come ricordano dell’imperfezione le culture orientali: tagliare e cucire, insomma, al fine di un rammendo che unifichi ferite e affetti, sguardi e persone. “Tessuto vivo” è poesia dove la parola diventa metafora e sono le cuciture storte a rendere giustizia all’abitudine di affetti che si consumano di giorno in giorno, pur nella loro stabilità. Essere dunque la stessa ombra, lo stesso peso d’aria che comprime e dà peso, presenza, questo l’autrice comunica a un lettore spaesato prima, poi parte integrante del testo. Alcuni passaggi della poesia sono poi di una bellezza disarmante, appartengono a quei versi della categoria “avrei scritto anch’io così, a saperlo”. Poesia bella, transitiva.

3° Classificato
Emanuela Calcagno – Lento

Come allora,
in questa bella calma di giugno,
il lago sfiora appena il salice.
L’acqua indugia,
lentamente l’onda si spezza.
Come il tempo,
scorre
lo sguardo
verso il ponte.
Un istante pensarti.
Ritrovarti.
Perderti.

Il commento della giuria

E’ quasi una musica, questo componimento di….., una sorta di adagio haendeliano nel quale il lettore, soprattutto un lettore di profonda sensibilità contemplativa, non può fare a meno di immergersi, lasciandosi trasportare dalle dolci e calme acque del lago, dalle sue onde appena accennate, in una idilliaca giornata d’estate, che mi piace immaginare
accarezzata da una lieve brezza ristoratrice. Ma è proprio qui, che prende forma il piccolo, autentico, miracolo della poesia: nel momento in cui le immagini di un ponte, di un salice solitario, di onde lievi e appena percettibili, si fanno ricordo, struggenza, rimpianto; e una semplice indicazione agogica – lento, per l’appunto – la metafora autentica e dolorosa dell’esistenza umana.

1° Classificato Poesia Dialettale
Andreina Trusgnach

Kje stat
ki narest
narest kjek
alpa nič
se zmešat v maglo
ki te zna skrit
an te na store videt
drugin an od drugih
Potrieba izbrat
al spregnit glavo
an se prepričat
de nie tuoj problem
alpa ušafat kuražo
od partizanah
ki so muorli
an so tiel
se izmislit
an nov sviet

Potrieba izbrat
alpa narest
ku deb’na bluo nič
an se proč oglednit

Il commento della giuria

La poesia di Andreina Trusgnac non presenta strutture complesse o sovracostruzioni, scivola semplicemente nella sonorità di un linguaggio che è scelta culturale e custodia: la lingua utilizzata è quella della Benecia, l’area fra le valli del cividalese e la Slovenia,in via di estinzione, la cui musicalità viene filtrata dall’autrice mediante uno stile secco, levigato. Ciò vale anche per il testo “La necessità di scegliere”, dove predomina un dualismo che impone all’individuo di prendere posizione, essere partigiano in merito a ciò che accade e scava le ferite di un’umanità senza scelta. Viene in mente Gramsci, l’indifferenza che genera mostri. Questo il lascito di una poesia in sé forte, pasolinianamente incivile, che si spiega da sola.